Le cose che non ho detto [Roma]

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Questo libro qui non si dimentica. Il titolo più del libro, come spesso accade. Al pari di ogni simbolo, o in generale un oggetto che presta la faccia a un ricordo. Comincio a pensare che ci sia un radar, una sorta di spia diabolica che ce li fa trovare.
Non c’è folla che scoraggi questo radar, anche sul trenino che ‘corre’ verso Fiumicino. Siamo arrampicati, con eleganza, tra il tablet di un temerario compagnio di viaggio e il gradino che conduce al piano superiore, ma il radar ci condanna a vederci. L’unico sollievo di questa condizione è la faccia simpatica del lettore. Rasato a zero, con gli occhi scuri e gli occhi buoni, con l’orecchino all’orecchio destro.
Gli sta bene quell’orecchino. Mi sta bene che il lettore de Le cose che non ho detto abbia gli occhi buoni e l’orecchino. E’ da solo, scende a Tiburtina. Il tempo di accorgermi, insomma.
“Verrano a cercarci, a disturbarci il sonno”…

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6 commenti

  1. Volgarmente parlando: mi ispira il titolo!

  2. “Come una fitta improvvisa sotto il costato, le cose che abbiamo ignorato, che non abbiamo detto..”

    1. Ci siamo capite 🙂

  3. Se non hai nulla da fare, sappi che ti ho nominata 😛 http://bbaabbyy.wordpress.com/2014/01/28/premio-shine-on-award/

    1. Scusa il mio imperdonabile ritardo… e grazie!

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