Cent’anni di solitudine [Bari]

Immaginecent'anni di solitudineMattinata grigia, umidiccia e appiccicosa. Il torpore aleggia nelle espressioni di tutti i passeggeri. Ormai dotati di radar, i miei occhi individuano subito un libro aperto e carpiscono da pochi indizi titolo e autore: Cent’anni di solitudine, di Gabriel Garcìa Màrquez. La detentrice del libro si regge la testa con la mano chiusa a pugno sulla tempia, è vestita con un pantalone color corallo ed un giacchino marrone. E’ ormai oltre il torpore: è in pieno sonno. Guardandola attentamente mi accorgo, infatti, che non ha gli occhi rivolti verso il grembo e sul suo libro: li ha proprio chiusi. Temo inizi a russare a momenti, travolta come è stata dalla stanchezza (o dalla noia?). Alla fine, dignitosamente, rinuncia a tentare di leggere. Posiziona il segnalibro (è ancora alle primissime pagine) e tenta di rianimare il proprio cervello passandosi una mano nel caschetto castano e giocherellando con il cellulare. Non posso che augurare a lei ed il suo libro maggior intesa e fortuna di quella che ho avuto io con Marquez l’ultima volta.

10 commenti

  1. Anche a me accadde la stessa cosa anni fa, e per giunta con lo stesso libro. All’epoca però imputai l’accaduto alla mia giovane età e al fatto che la lettura (estiva, anche allora) era stata “costretta” dalla prof. del liceo. Ma leggendo questa tua descrizione mi rincuoro: non sono sola🙂

    1. E tu rincuori me! Temevo l’arrivo di commenti meno “solidali”😄

    2. Ps: la ragione di questa scarsa empatia me la diede lo stesso Marquez in un libro autobiografico, in cui ammise di ritenere di non avere talento per la scrittura né di avere tt gli strumenti tecnici per farlo. Tanto da ammettere che gli errori che i suoi correttori di bozze per rispetto identificavano come errori di battitura o refusi, erano in realtà da imputarsi a questa sua scarsa capacità. Arrivata a quel punto del libro (non ricordo nemmeno il titolo) ho capito che il problema non ero io! Che tutta la difficoltà che avevo nello scorrere le pagine era oggettiva! L’ho mollato seduta stante.

      1. Io ci ho messo delle settimane (mesi…) a finire questo libro: mi è piaciuto anche, ma la pesantezza regnava sovrana. Inoltre, in quel periodo lo dovetti pure fermare perché iniziavo a non vederci più bene, un po’ per colpa della stampa dei classici Mondadori che rimane sempre un po’ sfocata, un po’ per la necessità di una visita oculistica; in compenso è il primo libro che ho finito con gli occhiali🙂

      2. Tu si che sei bravo!😛😀

      3. No, ero solo molto intenzionato a portarlo a fine! In compenso ho abbandonato libri molto più semplici😀

      4. Probabilmente dovrei vergognarmene, ma tra i classici lasciati a metà annovero anche il sempreverde “I Malavoglia” del buon Verga. All’ennesimo proverbio ripetuto per la cinquantesima volta in dodici pagine, non ce l’ho fatta. L’ho ripreso anni dopo per lasciarlo esattamente allo stesso punto: è più forte di me. Ed è strano, perché invece ne ho amato le Novelle. Shame on me!😀

      5. Nooooo! I Malavoglia li ho amati! Ripeto ancora i proverbi di Padron ‘Ntoni! Il mio preferito: a donna alla finestra non far festa!😄

      6. Ahahah! Vedi che facevo bene a vergognarmene?😀

      7. ad onor del vero non ho mai incontrato qualcuno che abbia detto che i Malavoglia gli siano piaciuti a parte me stessa!!! aghahahaha

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