Obbedire è meglio [Roma]

obbedire è meglioQuando salgo alla fermata di Barberini, metro A direzione Anagnina, lui è già lì. Capelli rossi, lentiggini, sopracciglia enormi e folte, avrà forse cinquant’anni. Siede completamente avvolto sul libro che ha in mano, leggendolo avidamente. Nel frattempo le maniche della giacca, troppo lunghe, costringono le mani a farsi faticosamente spazio verso l’esterno per poter sostenere il peso del volume. Ai piedi una borsa blu di pelle si mostra agli altri passeggeri fieramente lisa, mentre le scarpe scamosciate rinunciano a tenere insieme i lacci ribelli. Questi, che in un momento di ammutinamento dalle regole dettate dal decoro hanno arbitrariamente deciso di sciogliersi, da alcuni minuti vagano irrequieti sopra e sotto le suole.

In questa strana anarchia vestiaria ha il suo posto d’onore la cravatta, una proboscide colorata decisamente troppo lunga che parte dal collo e ondeggia insieme al suo proprietario ad ogni partenza a scatto del mezzo. Il lettore, dal canto suo, sembra non dar peso a nulla. Eppure niente della sua persona sembra essere d’accordo con l’affermazione principe del libro, che parla chiaro fin dalla copertina: Obbedire è meglio.

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7 commenti

  1. E io che ero rimasta a L’obbedienza non è più una virtù

    1. Titolo che mi piace di gran lunga più di questo 🙂

      1. Immaginavo 🙂

  2. Non è detto che l’autore poi voglia esortare all’obbedienza, magari solo analizzare le ragioni del perché sia “più comodo”.
    Gli fa eco “Il Disagio della Libertà” di Augias. Le scelte autonome comportano sempre fatica e rischio, non tutti sono avvezzi o disposti a farlo, non sempre poi la “fatica” porta i risultati sperati o voluti… e allora (forse?) obbedire è meglio?
    Da giurista aggiungo: se le leggi e le norme fossero scritte davvero bene, per la maggior parte dei casi potrebbe davvero esserlo!

    1. Insomma, l’obbedienza è strettamente legata alla pigrizia (o all’ignavia?)! 🙂

      1. beh… obbedire non è una cosa negativa in sè
        le regole servono alla società civile
        diventa negativo conformarsi ad uno stato di cose che non si condivide o peggio contrario alla nostra etica.
        Cmq sto libro è da leggere! 😀

      2. Certo, è chiaro che l’obbedienza non sia un valore negativo in assoluto. A volte purtroppo coincide però con la rassegnazione di fronte ad eventi o situazioni che non si ritiene capaci di poter gestire (sul lavoro come nei rapporti interpersonali).
        Come giustamente dici, il problema sorge quando subentra il conformismo a ciò che non si condivide (o, aggiungo io, a situazioni che ci vanno strette ma a cui non siamo capaci di ribellarci).
        Non so se sia il mio genere di libro, ma sicuramente qualche spunto interessante vien fuori! 😀

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