Amori ridicoli [ROMA]

amori ridicoli

Tinta unita.
Entro trionfante in metro con occhio fisso al pluriposto vuoto. Avevo già intravisto Lettore con le gambe accavallate, leggero, e molto calmo, una figura che diffonde sollievo. Insieme a me entra anche la mia ombra, decidendo di porsi a ostacolo, perfettamente davanti. Come a ricordarmi che sedersi in metro sarà sempre una disciplina agonistica. Col braccio destro appeso al maniglione detto “palo” e il sinistro a rombo mozzato sul fianco, Passeggero Ostacolo risparmia una finestrella dalla quale cerco di allungare il collo, sporgendomi un-po’-qua-e-un-po’-là. Jeans blu, scarpe e giubbino di pelle nero, i capelli bianchissimi e visibilmente in anticipo rispetto all’età effettiva, credo. Azzurri la camicia, gli occhi e il colore della copertina di una casa editrice che sa cosa vuol dire non giocare/prendere sul serio i colori. La sensazione imperdibile di voler leggere lo stesso di chi stai guardando perché sei vittima dell’aura che riescono a infondere, quei due, quel giorno: libro e Lettore m’hanno fatto pensare che Le Cose potessero prendere una piega migliore, anche se di pieghe, in Quei Due, nemmeno una traccia.
Scendo sapendo qualcosa in più: se la compostezza rientra nelle sette meraviglie divine, la tintaunita, sua diretta ancella e scritto tutto attaccato, è diventato un sostantivo per il quale provare gratitudine. Amori ridicoli, Milan Kundera.

One comment

  1. L’ha ribloggato su matsymanue ha commentato:

    Azzurro.

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