L’atelier dei miracoli [ROMA]

l'atelier dei miracoliSulla sua borsa shopping c’è scritto “luogo” nelle varie lingue del mondo. I jeans infilati negli stivali, alti quasi fino al ginocchio, la proteggono dal freddo che da qualche giorno incombe sulla Capitale. Ai piedi ha una borsa enorme per il suo corpicino minuto: una borsa da universitaria con patta e tracolla lunghissima, che fa di lei una piccola Mary Poppins del terzo millennio.

Appoggiata con la schiena alla porta che conduce dritta nella cabina di guida del primo vagone di una stipatissima metro A, è assorta nella lettura delle prime pagine di un libro. Lo è a tal punto che quando la ragazza accanto a lei le si affaccia praticamente sotto il naso per guardarla da vicino – forse pensando di riconoscere un volto noto – lei nemmeno se ne accorge. Segue risatina della ragazza con l’amica, ma non si accorge neppure di quella. Che sia stato di trance o calma serafica non ci è dato sapere: sappiamo solo che la lettura che l’ha portata lontano dal caos del vagone è L’atelier dei miracoli di Valérie Tong Cuong.

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