L’arte della felicità [ROMA]

l'arte della felicitàTra i ciuffi di capelli grigi fa capolino, dispettoso, qualche rado accenno di calvizie. Avrà si e no cinquant’anni, e i suoi occhiali dalla montatura azzurrina fanno pendant con il colletto bicolore della camicia che indossa. La metro piena lo costringe ad una postura piuttosto statica: schiena incollata alle porte e margine di spazio per la rotazione del busto prossima all’incirca allo zero. Ha un libro in mano, ma non riesce a leggerlo: prima lo solleva fin davanti al viso, poi lo abbassa all’altezza del petto; lo gira, si gira (o almeno tenta di farlo), si guarda attorno. Sfinito, si lascia infine andare ad uno sbuffo insofferente e si allontana dalle porte, trovando posto più in là, accanto al palo centrale.

Quando a Termini la metro si svuota, gli si palesa davanti un posto libero. Incurante della presenza di vecchine e signore con borse pesanti, mette da parte il suo lato cortese e con un balzo felino ne prende possesso. Nel farlo, si trascina dietro lo zaino e la giacca beige, che strusciano tristemente sul pavimento lercio, aprendosi la strada ad un involontario cambio di fattezze e colore. Si stropiccia gli occhi, apre il suo libro. Finalmente sereno, può dedicarsi anima e corpo alle parole del Dalai Lama de L’arte della felicità.

2 commenti

  1. Nient’altro conta, evidentemente!😀

  2. Come dargli torto?😀

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