L’ingrediente perduto [ROMA]

l'ingrediente perduto sonzognoLa prima cosa che mi colpisce, guardandola, è che non ha nemmeno un filo di trucco. È minuta ma sportiva: capelli corti e giacca di pelle, una borsa per spalla. È mattina, e il serpentone bianco e arancione che collega Anagnina a Battistini è, come ogni giorno, zeppo di varia umanità. Nella massa di pendolari lei si appoggia al sostegno vicino alla porta e si fa piccola piccola, tenendo serrate le labbra sottili. Alle mani, piccole e nodose, è invece deputato l’importante compito di sostenere con i palmi rivolti verso l’alto il libro che sta leggendo: un volume più grande delle sue custodi e privo della copertina esterna. Per mia sfortuna, la rilegatura rosa si mostra rigida e taciturna sia sul fronte che sul retro: ogni informazione sul contenuto delle pagine si trova sul dorso, al momento – ahimé – inesorabilmente rivolto verso il pavimento.

Ma a Termini, nel movimento della massa, la ragazza inclina leggermente il libro verso destra, e finalmente leggo: tre parole per l’autrice, due per il titolo. Stefania Aphel Barzini, L’ingrediente perduto.

2 commenti

  1. La mia lista di libri da leggere si allunga🙂

    1. Anche la mia! Ad ogni lettore, una scoperta e un appunto sul mio fido quadernino🙂

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