Le idi di marzo [ROMA]

La temperatura esterna è piuttosto rigida e i passeggeri entrano nel vagone tutti abbardati, con sciarpa, guanti, giubbotto pesante. Si sistemano nei posti a sedere, si spogliano o rimangono vestiti. Chi sembra non risentire del freddo al di là dei finestrini è una giovane donna con i capelli lisci ad altezza spalle, taglio a caschetto. Sicuramente ha di meglio a cui pensare, visto che tiene tra le mani un romanzo che legge voracemente, isolandosi dall’atmosfera del vagone. Si tratta de Le Idi di Marzo di Valerio Massimo Manfredi, libro da cui non toglie gli occhi di dosso nonostante il concitato movimento attorno a lei. Ad un certo punto sembra che un’arietta fresca abbia colpito anche il suo collo: la donna si sistema il foulard e si stringe meglio il cappottino che comunque non sembra troppo pesante. Distolgo lo sguardo giusto un attimo e quando torno ad osservarla ha indossato gli occhiali, ma non si è staccata dalla sua occupazione. Continua a leggere finché la sua fermata non arriva; solo allora si mischia con la folla e rimette piede nella realtà.

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