Il nome della rosa [ROMA]

Sono doppiamente fortunata stamattina: trovo posto a sedere e lo trovo vicino ad un lettore. È un ragazzo, capelli castani e ben vestito. Porta gli occhiali e tiene a terra, incastrato tra le gambe, uno zaino blu. Quando il mio sguardo incrocia il titolo del romanzo che sta leggendo, Il nome della rosa di Umberto Eco, il ragazzo sembra assorto. La sua posizione, tuttavia, è tutta una negazione di una posizione ragionevolmente comoda. La schiena infatti non è appoggiata allo schienale, ma è chinata, insieme alla testa, verso le pagine. Il libro è tenuto non orizzontalmente davanti al proprio viso, ma perpendicolarmente ad esso, con il risultato che il titolo che leggo si trova sul retro della copertina. Su una delle ginocchia noto una foderina trasparente, di quelle con i buchi laterali che vanno dentro il raccoglitore. Sull’altra c’è un foglio scritto, che sembra di carta riciclata in quanto ha un colore giallino. Questi elementi si riuniscono improvvisamente insieme perché, poco dopo il mio arrivo, il ragazzo decide di smettere di leggere e chiude il foglio scritto dal colore giallino tra le pagine del romanzo, inserendolo quindi dentro la foderina trasparente, quella con i buchi da raccoglitore. Per buona parte del seguito del viaggio chiacchiera con l’amico che è seduto davanti a lui, ma che io avevo percepito come uno sconosciuto nei suoi confronti, almeno fino a quando il ragazzo era immerso nella lettura.

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