Sul treno, una signora sui cinquant’anni legge concentrata, sollevando lo sguardo solo ogni tanto e per pochi attimi, come ad assimilare meglio ciò che ha appena letto. Indossa vestiti semplici e pratici, un paio di jeans, un vecchio pullover stinto, scarpe senza tacco, come chi non bada alle apparenze ed è abituato ad andare oltre la superficie delle cose, a scendere in profondità. Fra le mani tiene stretto La lezione di anatomia, di Philip Roth.
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Treno che da Milano va verso Genova. Salgo a Pavia e riconosco l’edizione prima ancora del libro. Una donna sui trent’anni o poco più, carina e ben curata, capelli biondi lunghi e liscissimi, ha sulle labbra un leggero sorriso distratto, rivolto al vicino di posto che ogni tanto cerca di interrompere la sua lettura. Mastica nervosamente un chewing-gum, ma ogni tanto se ne dimentica e legge immobile e concentrata L’arte di essere felici di Seneca.
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19 Un ragazzo in metro attira la mia attenzione. Il colore olivastro della pelle e il taglio allungato degli occhi fanno pensare a paesi lontani, all’India, alle Filippine. Ha con sé una borsa nera, con un panda di peluche appeso a una catenina. Legge Lo Hobbit di Tolkien, in una delle ultime edizioni, uscite dopo il successo del film. Arriva la sua fermata, si alza e mette il segno con le dita. Esce dal vagone con il libro in mano, cammina fino alle scale mobili. Quando è sicuro di aver imboccato la strada giusta, toglie il segnalibro improvvisato e si lascia di nuovo catturare dalla Terra di Mezzo.
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Si fa largo con decisione questa signora. Spinge il braccio appuntito del libro tra la folla e vi si incastra.
Conquistato lo spazio ritorna a leggere, trionfando, il Silenzio dell’Onda di Gianrico Carofiglio.
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Treno da Pavia a Milano. Sale un giovane sui trent’anni, elegante ma disinvolto, i braccialetti di stoffa smentiscono la giacca gessata da posto di lavoro. Siede scomposto, magro, riccio. Dopo un po’ tira fuori un libro dalla ventiquattr’ore e inizia a leggere. Poi si interrompe, mette via il libro, guarda fuori dal finestrino. Sembra inquieto. Il libro era Se gioventù sapesse, di Doris Lessing.
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11.30 In metro, un ragazzo sui vent’anni attira la mia attenzione. È seduto contromano, con la schiena contro il vetro e la gambe nel corridoio. Giacca a vento grigia, scarpe da ginnastica. Abbigliamento autunnale più che primaverile. Auricolari bianchi nelle orecchie. Sulle ginocchia, Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway. È un libro vissuto, lo si capisce dalla costola con le pagine gialle. Le illustrazioni in bianco e nero, invece, lo collocano in una qualche collezioni per ragazzi, vecchio stampo. Certi classici, però, non passano mai di moda, anche se passano di mano.
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9.30 Una donna sui quaranta in autobus. Ha i capelli biondo platino, con la frangia che arriva quasi a coprirle gli occhi. Indossa stivali da cowboy azzurri, jeans aderenti, giacca di pelle. La sua personalità esuberante si capisce anche solo guardando l’ombrello ai suoi piedi: di plastica, rosa acceso. Il libro di Jostein Gaarder che tiene tra le mani sembra appena uscito dalla libreria. Ha ancora la fascetta editoriale arancione che lo avvolge. Il mondo di Sofia sembra interessare la donna più della grigia e piovosa Torino che scorre fuori dal finestrino. In questo fine aprile che somiglia tanto a novembre.
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